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POL POLLONIATO

INTERVISTA ALL’ARTISTA POL Polloniato:

Sono un artista italiano. Utilizzo vari linguaggi e tecniche per mettere in forma la mia visione. Dal 2008 la ceramica è diventata il medium che utilizzo principalmente. Provengo da una storica famiglia che da due secoli si occupa di ceramica a Nove, un piccolo paese che si trova nella regione del Veneto, a un’ora di strada da Venezia. La mia produzione si diversifica e sviluppa attraverso varie collaborazioni e interazioni: dai pezzi unici per gallerie e musei,  a progetti site specific per architetti o clienti privati, fino a delle serie limitate per brand che mirano all’ eccellenza dell’artigianalità contemporanea. Tra il 2008 e il 2013 ho vissuto a Parigi e Bruxelles. Attualmente vivo e lavoro a Nove.

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Qual è la tua missione?

La missione è analizzare la storia della tradizione ceramica, al fine di creare una rivisitazione contemporanea. Per me, innovare significa recuperare per evolvere. Tutta la mia produzione si basa sulla ricerca e il riutilizzo di elementi formali del passato, che attraverso il mio processo creativo diventano parte integrante di una nuova apparizione scultorea. Le tematiche su cui lavoro sono molto diverse e cambiano a seconda del periodo e del luogo in cui vivo.

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Come definiresti il tuo stile?

Il mio stile è la sintesi spaziale e temporale di tanti stili. Mi occupo di riprendere e fondere insieme pezzi, forme, motivi e tecniche che provengono da epoche differenti.  Il mio scopo è quello di creare un nuovo equilibrio estetico e concettuale attraverso una metamorfosi storica formale.

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Cosa ti ispira?

La mia ispirazione nasce dall’osservazione e l’interazione con i luoghi e i contesti sociali con cui entro in contatto. La trasformazione sociale e paesaggistica di un contesto influisce molto l’evolversi della mia ricerca.

La tua musa?

La mia musa principale è la realtà che mi circonda.

Sono un osservatore attento che cerca di indagare in contesti in cui mi relaziono. I temi che sviluppo nelle mie opere nascono da contesi specifici in cui mi trovo a vivere e interagire.

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Parlaci della scelta dei materiali e del tuo processo creativo.

Sono cresciuto in un contesto sociale paesano in cui un’intera comunità di persone si è dedicata all’arte ceramica per secoli. Un luogo molto particolare di grandi  produzioni industriali e di eccellenze artistiche. La mia famiglia ha lavorato  la ceramica dagli inizi del 1800. Mio padre è stato uno dei più importanti decoratori su ceramica della storia di Nove.

Il mio primo istinto durante la mia formazione giovanile mi ha portato verso direzioni artistiche lontane dalla ceramica. 

Durante il periodo dell’Accademia di Belle Arti di Venezia mi sono occupato di pittura, installazioni e fotografia. Nel 2008 fui profondamente colpito dalla grave crisi economica produttiva che stava subendo il distretto della ceramica di Nove. Decisi di prendere in mano  “il materiale famigliare”. Il mio approccio fu quello d’artista critico verso una determinata situazione sociale e paesaggistica, non di artigiano che doveva produrre oggetti d’uso.

Il mio punto di partenza furono i luoghi abbandonati, le macerie e lo scarto che restavano nel territorio. Il mio territorio diventò la mia biblioteca (materiale e umana) su cui attingere e mettere in forma la mia visione artistica. Riusare e trasformare. Liberalizzare il medium ceramico verso nuove possibilità, verso nuovi perché.

Ad oggi qual’è il tuo progetto preferito e perché?

Dal 2008 a oggi la mia produzione artistica in ceramica è cambiata spesso. Ho realizzato diverse serie di sculture che riflettono specifici temi.  Dal 2017 sto lavorando alla serie PIENI A RENDERE. Un gioco di parole che si rifà all’opposta condizione dei vuoti a rendere. Normalmente nella vita quotidiana siamo abituati a rendere un oggetto vuoto perché possa essere riutilizzato per un nuovo riempimento. Nel caso dei miei PIENI A RENDERE avviene che il contenuto appare in tutta la sua pienezza determinando lui stesso la forma dell’oggetto contenitore.  Un pieno fatto di macerie e texture del nostro tempo. La scultura in questo modo diventa l’impronta tridimensionale del tempo.

La creazione di cui sei più fiero?

Nel 2018 sono stato invitato dal Museo Internazionale della ceramica di Faenza a partecipare al CERAMICS NOW, l’edizione numero 60 del Premio Internazionale della Ceramica. Un’esposizione dall’importanza storica che ha riunito insieme 54 artisti provenienti da tutto il mondo.  Per questa occasione ho creato un’installazione fatta a doc per l’occasione: L’ultima cena. Un’installazione composta da un tavolo da lavoro (tipico dell’industria ceramica) dove ho posizionato un servizio completo di stoviglieria da tavola in stile 1700, realizzato completamente con la mia tecnica dei PIENI A RENDERE. Un omaggio alla storia della mia terra.

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Su cosa stai lavorando al momento?

Al momento sto realizzando una serie di busti e figure neo-classiche realizzate sempre con lo stile PIENI a RENDERE.

Professionalmente, qual è il tuo obiettivo?

Oltre a continuare il mio lavoro di ricerca artistica, il mio obiettivo è proseguire il percorso dell’insegnamento che da tre anni ho intrapreso. ll mio scopo è quello di educare e stimolare le nuove generazioni a credere nelle pratiche manuali artigianali e artistiche. Un dare e avere reciproco che mi permette di stare al passo con i tempi e contemporaneamente mi da la possibilità di trasmettere la mia esperienza e visione creativa. Vorrei riuscire a ricreare delle scuole di mestiere manuale dove istruire e invogliare le nuove generazioni a credere nel ritorno al fatto a mano di altra qualità.

Website:

www.polpolloniato.com 

Instagram:

https://www.instagram.com/pol.polloniato/

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