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RICCARDO ANTONIO LEONE

INTERVISTA ALL’ARTISTA RICCARDO ANTONIO LEONE:

Riccardo Antonio Leone, giovane artista d’arte contemporanea, in modo particolare utilizzo la penna 3d (creazione tutta a mano) impiegando plastica riciclata.

Quando hai incominciato a interessarti di design e moda?

La duttilità del materiale utilizzato ovvero la possibilità di poterlo piegare e plasmare lascia aperte molte possibilità oltre alla sola creazione d’opere d’arte, per questo la volontà di poter sperimentare in ambiti sinergici quali potesse essere fashion e design, specialmente durante la mia permanenza a Milano l’anno scorso infatti riuscii a presentare un abito in Fashion Week ’20 il giorno prima che esplodesse il Covid in Italia, saltò poi la mia live performance alla Design Week in primavera.

C’è, o c’è stato, qualcuno o qualcosa che ha influenzato il tuo lavoro?

Isolamento, perdita di relazioni, silenzio, vuoto, perdita di vita e di emozioni, non comunicare per anni, vittima di bullismo e depressione e conseguente rischio suicidio sono le fondamenta in cui si erge tutta l’arte. Un tentativo disperato, vitale ed energico di aggrapparmi ai fili (le linee delle opere) per ritornare alla vita, ad affermare me stesso. Estrarre dal dolore e dalle sofferenze una nuova bellezza, ciò che nessuno aveva mai voluto vedere dentro di me. La ricerca di redenzione, un percorso di resilienza nel trasformare e plasmare il negativo in positivo, d’altronde quando arrivi al punto estremo, o soccombi o riesci a virare, è sopravvivenza. 

Qual’è il tuo punto di partenza quando lavori ad un progetto? 

Andare in profondità, sviscerare e lasciarmi trasportare dando una mia personale opinione, cercando di spingermi sempre al limite.

Come definiresti la tua estetica?

Forte, intensa, un caos ordinato, un virus in grado di poterti cambiare il modo di guardare il mondo.

Come nascono le tue idee?

Necessità interiore di esprimere. 

Ci sono caratteristiche ricorrenti all’interno dei tuoi progetti?

La linea può essere filamentosa ma può diventare anche materia, è la minima materia nella massima forma.

Qual è il tuo progetto preferito?

L’abito arancione, la ragazza che lo indossò alla Fashion Week di Milano nel 2020 aveva subito uno stupro, quindi l’idea di creare un’opera d’arte indossabile con cui si potesse vestire delle proprie emozioni e mostrare ciò che aveva subito. Un progetto molto forte e una responsabilità artistica ed umana importante. Sono riuscito ad unire Arte – Moda con tematiche sociali ahimè ancora attuali come lo stupro. La ragazza delle foto non è quella originale che ha subito lo stupro! 

Cosa pensi del mondo della moda di oggi?

La crisi del covid e le annesse problematiche economiche e sociali è un opportunità a ripensare un sistema moda e business annesso. Era un sistema (iper competitivo) che correva come un velocista la maratona, sarebbe prima o poi esploso.  

Secondo te qual’è il futuro della moda ?

Sostenibilità e slow fashion, maggior consapevolezza da parte dei clienti, meno business da parte dei brand e maggior impegno sociale-ambientale. 

Cosa c’è nel tuo futuro? Hai un piano preciso che sei determinato a seguire?

Ambizione, energia, fuoco, vita, evolvere e crescere, non porre limiti e far brillare la luce che mani, mente e cuore possono spingersi a creare. Ambito Fashion collaborare con brand specialmente ambito alta moda. Ambito Arte.

Instagram:

https://www.instagram.com/riccardo_antonio_leone/

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