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DEBORA GROSSI

Intervista a Debora Grossi, fondatrice di Deawarehouse:

Ciao, sono Debora 27 anni e laureata in Architettura degli Interni. Attualmente Visual Store Designer in Golden Goose dove tra creatività e ricerca allestisco e disallestisco i negozi. Nata e cresciuta in provincia di Cremona dove tra campi animali e aria sana ho raccolto i valori della semplicità. E’ proprio Lei la mia fonte di ispirazione, la base di ogni gesto e pensiero a cui non può mancare un’attenta cura al dettaglio per me fondamentale per emozionare e per emozionarmi.

Ho studiato architettura e sempre detto di non voler fare l’architetto, assurdo da dire ma è questa la chiave della mia vita. Avere obiettivi da raggiungere ma non vivere per quelli, vivere per le esperienze che portano a quell’obiettivo, sono queste che mi hanno sempre fatto vedere che il verde non è mai solo verde, il rosso mai solo rosso…

Vivo per le emozioni e quando sono catturata da qualcosa che mi ha fatto dire WOW, ecco per me in quel momento l’obiettivo iniziale non esiste più. Ed è stato proprio cosi nel mio percorso di studi, anno dopo anno ho capito che l’architettura è tutto e niente. E’ saper apprezzare e vedere la bellezza in situazioni, oggetti, scenari che sanno emozionare. Spesso anche dove l’uomo non ha lasciato traccia.

Quando e come hai scoperto la passione per il design? Qual è il tuo primo ricordo legato a quest’arte?

Fin da piccola sono sempre stata una mente creativa. Mi dilettavo a fare e disfare, a fare i così detti “lavoretti” di cui tengo ancora il ricordo sulle mensole di casa. Il decoupage per esempio è stata una delle attività che più mi divertiva.

Ho sempre detto, matematica e artistica sono le mie materie scolastiche preferite. Due mondi opposti, come dopotutto sono io bianco/nero. Matematica non è per tutti da un 4, studiando, puoi arrivare al 6. Artistica non è per tutti, da un 4, studiando, NON puoi arrivare a 6, è un talento, una sensibilità che non si può studiare.

DEBORA GROSSI

Come è nato e si è sviluppato il progetto DEAwarehouse?

DEAwarehouse parte dalla mia volontà di fare, di creare e di credere in qualcosa. Sono figlia credo della polvere e della scoperta. Una delle mie passioni più grandi è andare alla ricerca dei posti più disparati e scovare cosa si nasconde dietro. Oggetti, ricordi, muri hanno sempre tanto da raccontare e trovo in quelli che sono, i meno visibili, i più interessanti da raccontare. Da qui ho quindi iniziato a vagabondare in vintage market, in posti abbandonati, in case di persone (affacciandomi alla porta) quando viaggiavo in paesi non comuni in India, Thailandia, Tokyo.

Certo, mi guardavano non sempre con occhi accoglienti ma ero felice, dovevo guardarci dentro. Sono in questi paesi che ho iniziato a raccogliere props e da qui l’idea dei bicchieri, dei vasi che sono diventati il contenitore della cera di soia a cui, l’essenza profumata dà delicatezza e richiamo. Perché si, in questi posti anche il profumo resta impresso. Ho sempre apprezzato sentori forti, terrosi, legnosi, e incensati. Quelli che ti trasmettono tanto ma non ti dicono chi sei. Per cui dal sogno di fare un profumo, sono partita dalla candela.

Come mai hai deciso di produrre candele di soia?

Perché amo le “cose” naturali, l’eccesso mi ammazza. E non prediligo le cose scontate, quelle contenenti la paraffina mi avrebbero dato subito l’effetto desiderato. Ma non volevo ottenere ciò, non voglio avere subito il risultato. La soia essendo molto più delicata e naturale, rilascia effetti ed emozioni nel tempo.

Quali sono i tuoi riferimenti principali e da dove trai ispirazione?

Traggo ispirazione dalle cose che mi piace osservare camminando, spesso scelgo di fare il ritorno a piedi da lavoro perché sento di dover essere nutrita da qualcosa, quel qualcosa che è la semplice e sola ricerca di bellezza da dietro l’angolo al semplice gesto di alzare la testa al cielo.

C’è, o c’è stato qualcuno o qualcosa che ha influenzato il tuo lavoro?

Lei, la mia mamma che se ne è andata pochi mesi fa è stata la grinta, la forza che mi ha detto credici. Continua. DEA è nato come Design Experience Aesthetic per poi rendermi conto essere anche Debora e Agnese (mamma).

C’è una creazione a cui sei particolarmente legata?

Si, ai primi campioni. Io mi innamoro sempre della prima cosa, del primo gesto, della prima foto scattata. Solo le più innocenti, meno studiate e più autentiche.

Descrivi la tua giornata tipica, quando ti dedichi alla produzione delle candele.

Amo le ore del mattino, anche se metto la sveglia riesco sempre a svegliarmi 2 minuti prima, mai oltre le 8.30. Non è mai successo di vivere una giornata senza un obiettivo, non sono da tv e divano, mi piace muovermi, fare, scoprire. Uscire piuttosto a caso e camminare. Dedico le ore delle candele la sera perché sono l’unica attività che riesce a distrarmi dai pensieri della giornata, dal lavoro.

Photo from Debora Grossi

Qual è il tuo motto?

Ci si innamora di un’imperfezione.

Qual è il miglior consiglio che tu abbia mai ricevuto?

Fregatene degli altri, io lo voglio fare, lo faccio (determinazione di Mamma).

Qual è secondo te il futuro dell’artigianato italiano?

Sarà una rinascita. Non c’è futuro che regga senza le radici solide del passato, radici fatte di semplicità, dedizione e passione.

Progetti per il futuro?

Viaggiare, raccogliere input e stimoli e seminarli per la nascita di qualcosa di bello.

Instagram:

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