/  Design   /  DOMENICO OREFICE

DOMENICO OREFICE

INTERVISTA AL DESIGNER DOMENICO OREFICE:

Sono cresciuto a Milano, nel quartiere Barona vicino ai Navigli, quando questa zona apparteneva ancora alla periferia della città, in una zona fortunata e felice perché immersa nel verde, vicino alla campagna e alla natura. Ho iniziato a fare graffiti e street art mentre studiavo Product Design al Politecnico di Milano. Ho sempre sentito il bisogno di esprimere la mia identità e in ogni periodo della mia vita c’è stato un medium che me lo ha permesso.

Ho fondato il mio studio molto giovane, nel 2010, ed ho avuto la fortuna di lavorare come art director curando cataloghi, stand e immagine di alcuni marchi italiani ed esteri. Questa è stata una grande palestra per capire anche l’importanza dell’immagine che veicola un prodotto. Proprio per questo do grande importanza alle foto dei miei oggetti, che curo personalmente e che considero il tramite finale, che veicola tutto il percorso della ricerca precedente.

DOMENICO OREFICE | Photograohy: GIOVANNI GASTEL

Domenico, qual è la tua missione? 

Mi sento un designer-artigiano e il mio obbiettivo è portare avanti i miei progetti e collaborazioni, evolvendo dei percorsi personali partiti qualche anno fa e cercando di crearne di nuovi. Per me non è importante lavorare in una dimensione industriale o artigianale, l’importante è trovare le persone giuste con cui collaborare e da questo incontro fare nascere un dialogo che porti a una contaminazione di saperi e di idee. Questo è uno degli aspetti che più mi piace del mio lavoro: l’aspetto corale e di condivisione. Il mio fine è mettere a disposizione la mia progettualità con chi condivide l’idea di un design come forte leva d’innovazione per il cambiamento.

PHOTO FROM DOMENICO OREFICE | MULINO

Quando lavori ad un progetto, da dove cominci?

Nel mio approccio sento forte sia un elemento tecnico/analitico che un elemento espressivo/creativo, che in un dialogo trovano forma e danno luogo ad un processo che esprime la complessità della realtà. Posso partire dalla materia, dalle tecniche con cui si modella un materiale o dai limiti progettuali dati, e questo vale sia per un prodotto, uno stand o un catalogo.


I CRUDI | Photography: PAOLO BELLETTI

Come definiresti il tuo stile?

Più che uno stile riesco a ritrovare nei miei prodotti degli elementi ricorrenti, che nel loro insieme esprimono la complessità del mondo che ci circonda e che dona valore a questi progetti, e li sa far apprezzare dalle persone che li toccano e li usano. Può essere un elemento materico, formale, funzionale. Gli oggetti sono come abitati da una tensione interna, che spinge i vari elementi a stare insieme ed è in questa lotta si crea la loro completezza.


SALVADANE | Photography: PAOLO BELLETTI

Cosa ti ispira?

L’ispirazione è qualcosa di sedimentato in noi fin dall’infanzia, che negli anni si stratifica. Questa può venire dai ricordi, da sensazioni personali o da atmosfere in fotografie, o da progetti di architettura. Per me può venire dagli ambiti più disparati, per esempio l’ascolto di musica o da un’opera d’arte. Osservare questi ambiti mi connette al presente. Vivere il presente, la contemporaneità è molto importante e quindi l’ispirazione ha una base personale che per me è sempre calata nell’oggi e nell’osservare cosa succede nel mondo, nella cultura e negli aspetti socio-economici.

Ad oggi qual’ è il tuo progetto preferito e perché?

Il progetto “Le Terre”, presentato nel 2019 a Edit Napoli, è stato un processo di ricerca e recupero di vecchie tradizioni artigianali e materiali arcaici, come la terracotta, la terra cruda e la cellulosa di cotone, che riprende la produzione artigianale della carta.  Quest’ultimo materiale è prodotto da Milleforma, startup italiana che usa questo brevetto per fare pannelli per insonorizzare e che, a fine ciclo di vita, possono sciogliersi nell’acqua e tornare cellulosa per fare carta.  Questi materiali sono stati applicati per fare un’edizione limitata di oggetti di uso quotidiano. Questo progetto, partendo dall’attenzione internazionale sui materiali radicali di recupero, era una risposta che andava alle origini dei materiali naturali della nostra storia.

CHARTA | Photography: PAOLO BELLETTI

Qual è l’elemento che determina il successo di un progetto? 

Come dicevo il successo di un progetto sta nell’osservare il contesto in cui viviamo e a rispondere a un bisogno che in quel momento altre persone sentono e che condividono. Da questo è nato il progetto di anfore “le Giare“, progettate nel 2019, che rispondono al mio bisogno di ritornare a toccare la materia e a sentirla, un sentimento comune a tante persone in questa nostra fase storica, così sovraccarica di stimoli tecnologici.  

LE GIARE | Photography: PAOLO BELLETTI

Queste sono state prodotte nella storica fornace Curti di Milano, che conosco fin da bambino. In questa fornace ho imparato da alcuni maestri come modellare la ceramica e da questo sono nati vari progetti e queste anfore sono state fatte con un maestro tornitore dalle grandi abilità.

CURTI TILES | Photography: PAOLO BELLETTI

Questa è stata fatta al tornio rompendo la continuità della forma e della sua modellazione. 

LE GIARE BY DOMENICO OREFICE

Quindi deve essere fatta in più pezzi e per questo è richiesta una grande perizia sia nella sua produzione che nell’unire i vari elementi. La sua forma è frutto proprio di questo procedimento che la rende unica nel suo genere e per questo motivo, nonostante i richiami alla classicità e a quelle proporzioni, queste anfore rompono con il passato per diventare qualcosa di nuovo. Nel 2018 sempre in questa fornace così densa di storia è partito il progetto “Man de Milan” (Mani di Milano) presentato al Salone Satellite durante il Salone del Mobile 2018. Un progetto che si è sviluppato sulla ricerca di varie realtà del territorio lombardo, creando varie collaborazioni oltre che con la Fornace Curti, con artigiani falegnami in Brianza, produttori di tessuti e tappeti, con cui si è creato un rapporto che continua oggi e si evolve.

Su cosa stai lavorando al momento?

Nel 2020 ho lavorato molto con i materiali lapidei, una continuazione della mia ricerca materica nell’esplorazione delle lavorazioni “classiche”, da cui ne è uscita una collezione dal nome “Cava” prodotto dall’azienda Alfaterna Marmi. Il primo pezzo presentato alla fiera dell’edizione limitata Edit Napoli è un piatto-portafrutta, che vuole rompere la classicità formale della lavorazione del marmo. Ispirato al materiale naturale è forato come la pietra erosa dagli elementi atmosferici, portando la lavorazione tecnica della fresa meccanica e l’abilità artigianale ai massimi livelli. Lavorando molto sulla superficie dei materiali sto anche portando avanti una collezione di tessuti e iniziando nuove collaborazioni nel mondo dell’arredo.

CAVA di ALFATERNA MARMI

In che direzione vedi andare il mondo del design? 

In Italia la cultura del progetto è molto radicata grazie alla sua grande storia ed al suo presente ancora molto forte, mentre nel resto del mondo il design si sta specializzando o verso una direzione ultra-tecnica e scientifica o verso una direzione di ritorno alle origini, con piccole produzioni locali, attente a un macro sistema più sostenibile che dia sostentamento alle produzioni locali.  Sicuramente questo periodo è molto complesso e nella nostra società stanno avvenendo dei grandi stravolgimenti, così come la natura ci sta dando da tempo dei segnali forti. Gli sconvolgimenti che stiamo vivendo porteranno sicuramente a dei cambiamenti importanti e tutti noi saremo costretti in breve tempo a esserne più consapevoli. Il ruolo del designer ha davanti a sé una grande sfida: quella di essere sempre di più uno di quei ruoli guida tra l’uomo e la tecnologia, tra l’uomo e il progresso, tornando ad un ruolo attivo, pragmatico e politico.

Website:

https://www.dostudio.org/

Instagram:

https://www.instagram.com/domenicoorefice_studio/

Leave a Comment

LA GALLERIA

The magazine for Italian Fashion & Design lovers.

 

CONTACT US

mail@lagalleria.pl

Pick a language: