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GIULIA COSENZA

INTERVISTA A GIULIA COSENZA:

Sono una designer e ceramista italiana, originaria di Milano e attualmente residente a Rotterdam. Il mio lavoro spazia da ceramiche realizzate al tornio a pezzi handbuilt, da piccoli oggetti di uso quotidiano a pezzi iconici che mescolano funzionalità ed espressione artistica. Mi piace realizzare elementi che possano avere una presenza discreta ma anche scultorea nell’ambiente domestico.

Qual è l’origine della tua passione?

La mia passione nasce da una educazione al bello come modo di pensare. Mi ha sempre affascinato il modo in cui il design è capace di tradurre la creatività in oggetto e rendere concetti astratti non solo visibili ma anche tattili. Questo è probabilmente il motivo per cui mi sono inizialmente avvicinata alla ceramica: avevo un forte bisogno di dare forma ai miei pensieri e materializzare le mie idee.

GIULIA COSENZA PHOTOGRAPHED BY ALBERT TAKASHI RICHTERS

Qual è la tua missione?

La mia missione è dare rilievo al materiale nella sua naturale espressione, ma anche provando ad esplorarne ed allargarne i confini senza preconcetti. Allo stesso tempo ci tengo a posizionare il mio lavoro tra arte e artigianalità. Come donna noto come l’aspetto del fare, spesso associato alla figura prevalentemente maschile dell’artigiano, sia a volte trascurato. Credo invece che il fare sia una parte essenziale del lavorare con la ceramica e sicuramente della mia ricerca artistica.

Quando lavori ad un progetto, da dove cominci?

Dal materiale: mi piace molto fare ricerca su gres locali e farmi quindi ispirare da colori e textures di un determinato luogo. Qualche anno fa ho avuto la possibilità di soggiornare e realizzare alcuni pezzi in tre regioni diverse del Giappone, dove mi è stata insegnata l’attenzione per il contesto e la bellezza di riuscire ad incorporare il paesaggio circostante grazie all’utilizzo di materiali locali.

Come definiresti lo stile delle tue creazioni?

Semplice, scultoreo, spesso legato all’esplorazione delle forme e alla valorizzazione del materiale “al naturale”.

TERRACOTTA WORKINPROGRESS HANDBUILT SERIES BY GIULIA COSENZA

Cosa ti ispira?

In generale il materiale stesso e le infinite possibilità che un pezzo di terra appiccicosa e umida può offrire per creare pezzi dalle linee definite, eleganti e raffinate. Anche l’architettura è per me un’enorme fonte di ispirazione: forme semplici e pulite, valorizzate dalla loro interazione con luce e ombra, giocano un ruolo importante nel mio lavoro.

C’è, o c’è stato, qualcuno o qualcosa che ha influenzato il tuo lavoro?

La mia formazione universitaria è stata legata all’architettura e al design. Una figura che ho sempre stimato molto è Lina Bo Bardi. Il suo lavoro è per me da sempre fonte di ispirazione per la sua concretezza drammatica, un lavoro basato sui materiali, spesso poveri, che si piegano a esigenze formali e funzionali con bellezza e originalità.

Quali sono le qualità personali che un designer dovrebbe avere?

Immaginazione, consapevolezza e perseveranza. Soprattutto nel lavorare con un materiale come la ceramica, la pazienza e l’idea di lavorare con lentezza sono essenziali. Credo che per un designer la qualità principale sia la consapevolezza: creare opere in modo mindful non soltanto genera risultati esteticamente interessanti ma anche etici e sostenibili.

G. X MONOMIO – My Heroines – (pictures by Albert Takashi Richters)

Ad oggi qual’è il tuo progetto preferito e perché?

Uno dei miei progetti preferiti è una serie di vasi che ho realizzato per me stessa, come self initiated project nel 2019, ispirati ad una location che ho avuto il piacere di visitare tempo fa, la Muralla Roja progettata dall’architetto Ricardo Bofill. Il complesso architettonico è caratterizzato da forme geometriche semplici ma giocose e dai colori forti che gli conferiscono un aspetto iconico e “dipingono” tutto ciò che li circonda. Ho quindi deciso di lavorare con ceramica e porcellana dai colori neutri, in modo tale che i pezzi potessero incorporare dettagli scultorei e riflettere i colori circostanti. In un gioco di luce e ombra, i vasi diventano come una liquid presence, in continua evoluzione in base al movimento del sole ed ai colori dell’ambiente circostante. Le linee curve e morbide dei vasi, un omaggio al corpo femminile ed in netto contrasto con le fattezze rettilinee ed angolari dell’edificio, generano una gioiosa tensione di forme. Da questo primo esperimento è poi nata la recente collezione al momento in vendita su Monomio.it, dove esploro silhouettes simili ma rivisitate con My Heroines, una piccola serie di vasi esclusivi realizzati a tiratura limitata. Ogni vaso è unico e chiamato con il nome di una donna che nella vita mi ispira e motiva.

In che modo prende forma il tuo processo creativo?

Inizia dal materiale e si lascia trascinare dalle mani nelle forme. Lavoro in modo molto intuitivo e spesso senza un piano troppo predefinito.

Su cosa stai lavorando al momento?

Da qualche tempo a questa parte sto lavorando di meno al tornio e di più a pezzi handbuilt formati interamente a mano con l’aiuto di pochissimi tools. Tempo fa ho partecipato ad una residenza workshop sulle Rif Mountains del Marocco (grazie all’associazione Ard Artisans), imparando le tecniche di lavorazione ancestrali che le donne di questa area praticano da tempo immemore. Mi piace investigare quest’idea del “togliere”, lavorare con il minimo indispensabile e creare contando il più possibile sui propri tools, le mani.

In che direzione vedi andare il mondo del design?

Spero sempre di più nella direzione della consapevolezza. Credo sia importante non smettere mai di sperimentare nuovi modi di creare, che siano sostenibili da un punto di vista ambientale e umano.

G. X MONOMIO – My Heroines – (pictures by Albert Takashi Richters)

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