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GIUSEPPE AREZZI

INTERVISTA AL DESIGNER GIUSEPPE AREZZI:

Giuseppe Arezzi, giovanissimo designer italiano, si laurea alla Facoltà del Design del Politecnico di Milano. Nel 2017 fonda Giuseppe Arezzi Design Studio collaborando con varie istituzioni, gallerie e università tra cui con il Politecnico di Milano, la Domus Academy, l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi e molti altri. Ci racconta un po’ di sé, del suo lavoro e del futuro del design.

Quando hai iniziato a interessarti al design?

Non c’è stato un momento preciso, credo che il mio interesse per il design sia nato dalle influenze della mia famiglia. Mio nonno era un commerciante di mobili dei migliori marchi Made In Italy e sono cresciuto circondato da oggetti di design. Ho deciso di studiare design per vocazione e ad oggi mi ritengo un professionista fortunato perché lavoro per passione!

C’è, o c’è stato, qualcuno o qualcosa che ha influenzato il tuo lavoro?

Sin da piccolissimo sfogliavo le riviste di progettazione, da Abitare e Interni a El Croquis, ma le scoperte migliori le ho fatte da studente maturo e in parte da professionista. Per citare dei nomi che ammiro: Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Alberto Giacometti, Peter Zumthor, Enzo Mari, Anne Holtrop, Jasper Morrison, Naoto Fukasawa, Andrea Zittel. Mi interessano i progetti e i progettisti puri e integri che non scendono a compromessi e che portano avanti il loro lavoro in maniera monacale e ossessiva.

Quando lavori ad un progetto, da dove cominci?

Preferisco cominciare sempre da un brief perché credo che i progetti che ti vengono richiesti sono quelli più veri in quanto nascono probabilmente da un bisogno specifico. Poi inizio sempre da una ricerca concettuale che non necessariamente indaga il mondo del progetto ma l’antropologia, la fotografia, la sociologia, l’arte, la geografia e svariate discipline che l’umanità ha sempre studiato.

Qual è la cosa più importante, per te, nel tuo lavoro?

L’integrità e la coerenza, mi chiedo sempre se un progetto ha senso di esistere sia nel mondo che nel mio portfolio.

Ad oggi qual’è il tuo progetto preferito e perché?

Il mio progetto preferito devo ancora farlo e probabilmente sarà l’insieme di tutti i progetti che ho fatto e che farò: il progetto del mio “Mondo Ideale” come direbbe Enzo Mari.

Qual è l’elemento che determina il successo di un progetto?

Ogni progetto può avere diversi tipi di successo: il successo mediatico, il successo culturale, il successo economico…Ma non saprei dire se il successo può essere progettato.

Solista | Produced by Desine 2018 | Photo by MAX ROMMEL

Cosa pensi del mondo del design di oggi?

Provo a descriverlo con degli aggettivi: confuso, ambiguo, psichedelico, mondano, fobico, spettacolare, artefatto.

Secondo te qual’è il futuro del design?

Mi auguro di vedere sempre di più dei progetti intelligenti, freschi ed educativi.

Canestra autoproduzione 2014 | Photo by MAX ROMMEL

Quali consigli daresti a uno studente desideroso di intraprendere la tua carriera?

Questo è un mestiere che all’apparenza può sembrare divertente e in certi aspetti lo è, ma richiede anche grande serietà. Non è più solo una questione di curiosità ma anche di tenacia e dedizione. Coltivate la resistenza!

Hai qualche progetto per il futuro?

Ho tanti progetti per il presente, il futuro si vedrà ma sicuramente lo vedo avvincente per tutti!

Portrait of Giuseppe Arezzi by Melissa Carnemolla

Website:

https://www.giuseppearezzi.com/

Instagram:

https://www.instagram.com/giuseppearezzi/

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