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TIPSTUDIO

INTERVISTA A IMMA MATERA E TOMMASO LUCARINI, FONDATORI DI TIPSTUDIO:

Quando avete iniziato a interessarvi al design?

Siamo sempre stati attratti dalla materia e della forma delle cose. Questo ci ha portato nel tempo ad avvicinarci al mondo del design in modo quasi naturale, anche se con approcci e percorsi differenti. 

TIPSTUDIO | Ph. Credit: Nicolò Panzeri

C’è, o c’è stato, qualcuno o qualcosa che ha influenzato il vostro lavoro?

I luoghi da cui proveniamo, Matera e Pietrasanta, influenzano continuamente il nostro modo di progettare. Da una parte riusciamo a raccogliere gli aspetti immateriali di una città antica, ricca di storia e folclore dall’altra ci immergiamo in un mondo pieno di arte e scultura che contamina i nostri lavori. 

Quando lavorate ad un progetto, da dove cominciate?

Non c’è un vero e proprio inizio. Spesso i nostri progetti sono la sintesi di esperienze quotidiane, di confronto, dialogo e critica reciproca. Il nostro è un metodo che si basa sulla ricerca continua dove una forte componente narrativa legata alle tradizioni, agli aspetti sociali e culturali di un luogo si intreccia con un’esperienza diretta sulla materia e le sensazioni che questa crea con la persona. A volte ci smarriamo ed è proprio in quelle occasioni che nascono i progetti più interessanti. 

Qual è la cosa più importante, per voi, nel vostro lavoro?

Sicuramente l’essere complici e determinati. Oltre che soci, nella vita, siamo una coppia e questo ci aiuta nell’affrontare sempre nuove sfide, mettendo passione e sentimento nel nostro lavoro.

Ad oggi qual’è il vostro progetto preferito e perché?

Ogni progetto sviluppato ha degli aneddoti e delle storie che ci piace spesso ricordare e raccontare e che per questo lo rendono unico. Siamo particolarmente affezionati alla collezione Secondo Fuoco perché è la sintesi perfetta tra la figura del designer e dell’artigiano, tra la ricerca del materiale e la tradizione. 

SECONDO FUOCO COLLECTION | TIPSTUDIO | Ph. Credit: Nicolò Panzeri

Qual è l’elemento che determina il successo di un progetto?

La narrazione, l’utilizzo dei materiali e l’estetica sono sicuramente tre fattori determinanti. A questi si aggiunge l’elemento segreto, “l’emozione” che ciascun oggetto deve trasmettere.

Cosa pensate del mondo del design di oggi?

Viviamo in un epoca in cui tutto è molto frenetico, le relazioni con le persone e con le cose sono sfuggenti e il mondo è oberato di oggetti inutili che contribuiscono solo a creare “rumore”. Pensiamo che il design abbia bisogno di un approccio più slow, riflessivo e con un’attenzione particolare ai materiali. 

Secondo voi qual’è il futuro del design?

Questo periodo di pandemia ci ha fatto capire quanto sia importante lo spazio che viviamo e gli oggetti di cui ci circondiamo. Andiamo sempre di più verso un mondo dove l’uomo sente il bisogno di provare emozioni attraverso oggetti unici. Ci immaginiamo un design del futuro legato all’autoproduzione fatto di oggetti in edizioni limitate, dai materiali più bizzarri.

Quali consigli dareste a uno studente desideroso di intraprendere la vostra carriera?

Sicuramente quello di perseverare, è un percorso che richiede molta dedizione. La miglior carta resta sempre quella di essere se stessi e non lasciarsi influenzare da mode o stili che non ci rappresentano.

Avete qualche progetto per il futuro?

In questo periodo stiamo approfondendo il nostro lavoro di ricerca sul bronzo e sulle scorie di fusione che stiamo portando avanti da un anno e mezzo. Abbiamo in cantiere diverse collezioni auto-prodotte da realizzare in collaborazione con aziende artigianali, che a causa della pandemia hanno subito dei rallentamenti, ma contiamo presto di svilupparle. In estate saremo impegnati tra la Puglia e la Basilicata per una residenza artistica. 

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