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CRISTINA CUCINOTTA

INTERVISTA ALLA DESIGNER CRISTINA CUCINOTTA:

Quando hai incominciato a interessarti di moda?

Mi incuriosisce il linguaggio allegorico e apprezzo la realtà descritta con occhio critico e ambiguo, pertanto dopo aver ultimato gli studi di Grafica d’Arte, ammirando le opere visionarie di Bosch, Dürer e l’estetica di Jodorowsky, ho capito che la strada da seguire era per certi versi diversa da quella che avevo intrapreso. Ho continuato il mio percorso creativo all’Accademia di Belle Arti e con il tempo sono riuscita a trovare la mia identità attraverso il linguaggio della moda.

C’è , o c’è stato, qualcuno o qualcosa che ha influenzato il tuo lavoro?

Da bambina disegnavo Madonne con l’aspetto di mia madre, eccentriche, biondissime e ricche di particolari. Credo sia stato questo il primo passo verso la moda. È stato un modo per tenere legate due persone nonostante il loro rapporto conflittuale, mia nonna e mia madre, figure molto importanti per me e che hanno influenzato la mia vita, ma in continua contrapposizione, il sacro e il profano.

Qual è il tuo punto di partenza quando lavori ad una nuova collezione?

Ho sempre avvertito il senso profondo di una mancanza che solo l’arte e il fare moda riescono a colmare. Penso ad una nuova collezione quando il mio senso di frustrazione si fa talmente forte da doverlo in qualche modo alleviare con delle creazioni, che assumono un senso catartico. È come un racconto che parte dal labirinto della memoria e attingendo dai ricordi, li trasforma e li rielabora in senso positivo.

Come definiresti la tua estetica?

Il mio lavoro si basa sull’indagine del sentimento umano e sulla meditazione di elementi lontani, attraverso una rappresentazione primordiale. Nelle mie collezioni si respira un mood pop – gitano, mi piace mostrare un aspetto intimo. Quando penso ad un capo, penso di voler innalzare un inno alla vita in continuo legame con il passato. Ogni volta è come se fosse domenica: il suono delle campane, in una strada di collina, all’incrocio davanti all’icona quasi sbiadita dal sole ci sono i fiori freschi, la guardo e con l’abito più bello mi dirigo verso la discesa. All’improvviso tutto diventa come un Eden, in cui ogni cosa rimane sospesa, intatta, il passato si fa presente nel mezzo di un carico di colori. In questo contesto si inserisce l’astrazione del martirio inteso come tormento, ma anche come fragilità dell’animo umano, concepita per saltare gli opposti nella continua ricerca del bene come scopo finale della nostra esistenza: errore e possibilità, bene e male, chiusura e apertura, rinascita.

Come nascono le tue idee?

Il mio lavoro è continuamente influenzato da tutto quello che mi trasmette un senso di riflessione, da ciò che può arricchire l’aspetto umano, dalla genuinità, dalla verità. È per me un viaggio sensoriale che si sviluppa attraverso il colore e soprattutto grazie a quegli elementi che mi rimandano ad un momento di estrema purezza; tornare indietro nel tempo guardando ancora una volta la stessa scena, ma con occhi diversi e consapevoli, forse senza ingenuità e con la certezza di potersi mostrare senza alcuna esitazione.

Ci sono caratteristiche ricorrenti all’interno delle collezioni?

Nella mia estetica si ripete il concetto del vuoto, della mancanza dei tempi lontani, delle cose che nel tempo mutano, delle persone che ci danno e poi ci tolgono qualcosa. Ricorre un modo di rappresentare le cose in maniera chiara, un paradiso perduto dove tutto è puro e colorato, la visione della mia realtà, che mi permette di poter cambiare forme e colori.

Cosa pensi del mondo della moda di oggi?

Il mondo della moda va così veloce che a volte si perde la reale percezione delle cose, si perde l’aspetto umano. Amo la genuinità e forse questo è il motivo per cui spesso non apprezzo la rappresentazione di una realtà distorta.

Secondo te qual è il futuro della moda?

Si vive di incertezze, ma la positività deve rimanere solida alla base di ogni cosa: pensieri, progetti. Attualmente le cose non sono affatto semplici, ma si è comunque trovato un linguaggio innovativo per presentare le collezioni, basate soprattutto sulla sostenibilità etica e ambientale. Il digitale è un mezzo fondamentale in ogni fase della progettazione fino alla sua presentazione. Questa sorta di rallentamento ci sta aiutando a capire meglio il futuro della moda, a valutare in maniera più adeguata le nostre scelte e a prendere in considerazione aspetti che prima non sembravano importanti. Del resto quel che non ci uccide ci fortifica.

Cosa pensi della tradizione sartoriale italiana?

Percepisco una grande nostalgia nei confronti di chi è stato capace di inventare qualcosa che prima non esisteva. Il Designer un tempo era prima di tutto un sarto ed è riuscito a trasformare la moda in un sistema. L’Italia è conosciuta nel mondo fashion per lo stile raffinato, per la cura dei dettagli e l’innovazione, che hanno dato vita a prodotti che durano oltre le mode e le tendenze. In questo preciso momento storico, la pandemia ci sta aiutando a riflettere bene su cosa non va perduto, volgendo lo sguardo al passato e cercando di far riaffiorare la visione di chi ha fatto la storia prima di noi.

Hai qualche progetto per il futuro?

Continuare a fare, creare e soprattutto non fermarsi, anche quando le cose sembrano andare in una direzione sbagliata. Il progetto principale nella vita è quello di rimanere fedeli a se stessi.

Instagram:

https://www.instagram.com/cristina_cucinotta/

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